La storia di Igor è diventata un documentario
Si chiama “Igor – L’eroe romantico del calcio” ed è uscito in vari cinema italiani a partire dal 31 marzo. È il documentario monografico sulla vita – sportiva e non – di Igor Protti, realizzato da Luca Dal Canto e Alberto Battocchi. Dal Canto è un regista, ma ancora prima un tifoso del Livorno, che ha dedicato questo lungometraggio all’ex attaccante, tra le altre, di Bari, Napoli, Lazio e Livorno, l’unico nella storia del campionato italiano ad aver vinto la classifica marcatori di Serie A, B e C. “Il documentario è nato non tanto con l’intento di parlare troppo di Livorno – mi spiega Dal Canto – un periodo che ha cambiato la vita a noi come tifosi e alla città. Voleva essere un racconto che andasse oltre il calcio, che in realtà volevamo fare da tempo e Igor ha accettato subito con entusiasmo. L’idea è nata nel novembre del 2024 guardando alcuni documentari sportivi in streaming e ci chiedevamo come mai nessuno si fosse occupato di questa icona degli anni ’90”.
Avevi già avuto modo di conoscere Igor in questi anni? “Una decina di anni fa, quando feci dei video per i social del Livorno, quando Igor era dirigente. Ma è stato è un contatto quasi en passant. Ma quando gli abbiamo proposto questo documentario si è dimostrato contento, quasi meravigliato per la richiesta e si è aperto completamente. Non volevamo raccontare solo il calciatore, ma l’uomo, la sua famiglia e un calcio che non esiste più”.
La scelta nel titolo dell’aggetivo “Romantico” rischia di suonare retorica, soprattutto negli ultimi anni in cui l’effetto nostalgia ha investito gli anni ’90-2000. Eppure per Protti, se lo intendiamo nell’accezione originale, come una forma più sentimentale e irrazionale, sembrerebbe calzante. Soprattutto per il legame che ha saputo creare nelle squadre da cui è passato. “Abbiamo scelto questo aggettivo nell’accezione più generale, un po’ perché Igor ci ricorda un eroe dei romanzi byroniani, coi capelli lunghi, che si schierava dalla parte dei deboli e ha incontrato varie difficoltà lungo il percorso, anche familiari”.
Come si è svolto il lavoro di ricerca delle immagini? “Abbiamo iniziato a reperire materiale nel novembre 2024, a girare tra febbraio e aprile dell’anno successivo, poi siamo partiti col lavoro di montaggio e post produzione. Abbiamo fatto una grossa ricerca di materiale d’archivio, raccogliendo per il 90% immagini di tv locali, che abbiamo coinvolto, e una piccola parte della Rai. Perché questa scelta? Perché in questo modo il racconto è molto più passionale: i giornalisti diventano quasi dei cabarettisti per il tifo che ci mettono nella cronaca. È un lato affascinante, anche le inquadrature dell’epoca. Al San Paolo la partita veniva ripresa da una telecamera fissa messa in altissimo, sembrava quasi un videogame”.
Ti sei ricreduto su qualcosa raccogliendo materiale, o hai scoperto qualcosa di nuovo? “Ricreduto no, direi che abbiamo scoperto un lato molto umile, da antidivo, che derivava dagli insegnamenti della famiglia e in particolare dal padre Flavio. Per il resto è stato bellissimo rivivere i gol della nostra adolescenza, in cui Igor prendeva palla, si accentrava e tirava da fuori”.
Nel documentario si parla della malattia di Igor (gli è stato diagnosticato un tumore al colon nell’estate del 2025, ndr)? “Avevamo chiuso le riprese da un mese: parlarne significava rivoluzionare il progetto, anche perché non era quello il nostro intento, ma parlare di Igor fino al 22 maggio del 2005, il giorno in cui si è ritirato dal calcio giocato. Del periodo successivo non c’è niente, neanche il passaggio da dirigente al Livorno. E poi la malattia è una cosa personale, non ci sembrava giusto trattarla. Ci dispiace solo che in questo momento non riesca a muoversi, lui sarebbe venuto molto volentieri nei cinema in cui è stato proiettato. Gli piace tanto stare a contatto con la gente”. Un documentario che nasce con l’idea di tornare a parlare di un personaggio con una carriera unica, che forse in questi 21 dopo il ritiro è stato dimenticato dal grande calcio, considerato che non si vede in tv né sui social. “Esatto, voleva essere un omaggio a un grandissimo che se da un lato ama stare coi tifosi, dall’altro è molto schivo”.
